venerdì 31 dicembre 2010

Corsa contro il tempo per salvare i monumenti

Corsa contro il tempo per salvare i monumenti
Daniela Mecenate
Sole 24 ore Roma 24/11/2010

Dalla Domus Aurea ai Fori: servono 27 milioni per salvare il patrimonio artistico dal degrado
Sono 65 i cantieri aperti per mettere in sicurezza 32 siti romani
27 milioni. Gli investimenti. Le risorse destinate dal commissario agli interventi urgenti -30% I fondi alla Domus Aurea. II taglio agli stanziamenti per il prossimo anno

Gli esperti.
Paolo Marconi (Roma Tre): « Il problema più grave è legato all'acqua che scorre sotto la città»
Adriano La Regina «La politica della valorizzazione adottata va a scapito della conservazione»

Rischio geologico. L'opera di manutenzione che assorbe più risorse è quella sul Foro Romano e sul Palatino

Non solo Pompei. A Roma sono 32 i monumenti malati, per i quali si stanno effettuando in totale 65 interventi d'urgenza con una spesa che si aggira intorno ai 27 milioni Dal Colosseo alla Domus Aurea, dagli acquedotti romani alla Domus Tiberiana sul Palatino, dalla via Appia alle Terme di Caracalla, da Castel Sant'Angelo al tempio di Minerva Medica, passando per l'acquedotto Claudio, la villa di Livia sulla Via Flaminia e la Crypta Balbi a via delle Botteghe oscure. La mappa dei malati gravi della città è nei rapporti e nel piano di investimenti del commissario delegato per le aree archeologiche di Roma e Ostia antica, Roberto Cecchi. C'è il rischio di finire come la casa dei Gladiatori a Pompei? «Non siamo a questo livello - risponde il commissario, chiamato dal Ministro Sandro Bondi nel 2009 -ma è chiaro che la situazione è difficile e non ci permette di escludere i rischi. Quello che bisogna fare, e che stiamo facendo, è prima mettere mano alle emergenze e poi effettuare una serie continua di interventi mirati alla conservazione, per evitare di arrivare al punto critico». Il Colosseo, ad esempio, è guardato a vista . e per la sua manutenzione sono stati stanziati, nel piano di investimenti, circa 2,5 milioni. Eppure è bastato il maltempo dello scorso fine settimana per far scattare la chiusura degli ipogei riaperti, dopo il restauro, a fine ottobre. «Il Colosseo è sotto controllo continuo - conferma il direttore tecnico del monumento, Piero Meogrossi - ma il problema è che sotto si incontrano due falde acquifere, insomma scorre un vero e proprio fiume e il rischio idrogeologico è in agguato. Bisogna poi stare attenti a non alterare l'equilibrio della valle nella quale si trova, perché ogni vibrazione o intervento maldestro dell'uomo potrebbe causare conseguenze gravi». L'opera di manutenzione che assorbe più energie è però quella sull'area del Foro Romano e Palatino dove il rischio geologico è elevatissimo: circa 11 milioni la spesa prevista dal piano degli investimenti, che serviranno per recuperare la Domus Tiberiana (su cui è puntato un rilevatore satellitare 24 ore su 24), le Arcate Severiane, la casa di Augusto e il Tempio di Venere, solo per citarne alcuni. «Il Palatino - spiega Cecchi - è quello che ha richiesto più attenzione di tutti. Ci stiamo lavorando insieme al Cnr e stiamo effettuando rilievi fino a 6o metri di profondità». Ma ad aver riportato le ferite peggiori resta la Domus Aurea: per la villa di Nerone, vittima di infiltrazioni che hanno già provocato un crollo nel marzo scorso, il piano investimenti prevede uno stanziamento di 212mila euro solo per far fronte al crollo. Negli ultimi due anni erano stati stanziati dallo Stato circa 5 milioni di euro (2,3 lo scorso anno), mentre per il 2011 i fondi previsti nel ddl stabilità sono scesi a 1,6 milioni (-30%). «La Domus - spiega un archeologo del cantiere - si trova sottoterra con un parco che la sovrasta:le infiltrazioni e il peso del terreno la mettono a dura prova. Se non si investe per il recupero, è destinata a crollare del tutto entro tempi non lontani». A lanciare l'allarme è anche Paolo Marconi, docente di Restauro dei monumenti all'Università Roma Tre: «Esiste una vera e propria emergenza per modalità con cui sono stati eseguiti i restauri negli ultimi 100 anni, ossia col cemento, che si sbriciola, ed è del tutto inadatto. Ma il problema più grave è legato a un altro elemento: l'acqua che scorre sotto la città mette i monumenti sotto schiaffo». Uno scenario fosco a cui si unisce la voce della Confederazione italiana archeologi: «Ci sono ormai crolli quotidiani - afferma Alessandro Pintucci, coordinatore per il centro Italia - di cui spesso non si parla, ma che fanno capire come il patrimonio abbia urgente bisogno di investimenti per la conservazione. Ad esempio le Mura Aureliane: è il monumento affiorate più grande di Roma perché circonda tutta la città, è alto 12 metri e crolla pezzetto per pezzetto». Ma la colpa non è solo della mancanza di fondi. Ad affermarlo è Adriano La Regina, per 30 anni Sovrintendente per i beni archeologici a Roma (fino al 2008) e oggi presidente dell'Istituto nazionale archeologia e storia dell'arte: «Si è adottata una politica insensata e cinica - denuncia - che va a scapito della conservazione: la politica della "valorizzazione" del monumento, ossia si è investito più sul "marketing" e l'immagine del sito che sulla sua conservazione. Di questo, e non dei crolli in sé, è responsabile il ministro. Un orientamento generale che si sta adottando anche a Roma come a Pompei: non vorrei che poi i risultati si rivelassero gli stessi».

La mappa del dissesto
I principali monumenti tra i 32 siti oggetto di intervento nel piano di investimenti del Commissario delegato per le aree archeologiche. Per ciascuno sono indicate le risorse stanziate (in euro)
1 Foro Romano e Palatino L'area è quella che ha assorbito la maggior quantità di risorse. Trai restauri più importanti quelli delle terrazze della Domus Tiberiana 11 milioni

2 Appia antica Oltre al recupero della strada i lavori comprendono la riqualificazione della tenuta di Santa Maria Nova e della Villa dei Quintili 3,5 milioni

3 Colosseo Al recupero dell'Anfiteatro Flavio saranno destinati i 23 milioni degli sponsor selezionati dal bando del commissario che si è chiuso il 30 ottobre 2,5 milioni

4 Terme di Diocleziano “Da restaurare due aule e la natatio del complesso termale che affaccia su piazza della Repubblica. Una parte delle risorse è per il chiostro Ludovisi 2,4 milioni

5 Tempio di Minerva Medica L'edificio è un ninfeo a pianta decagonale e cupola emisferica che risale al IV secolo d.C. Si trova invia Giolitti a ridosso dei binari delta stazione Termini 1.9 milioni

6 Acquedotto Claudio Prevista la messa insicurezza dell'acquedotto nell'agro romano la cui costruzione è stata completata dall'imperatore Claudio nel 52 d.C. 1 milione

7 Terme di Caracalla Le opere di manutenzione avviate nel complesso termale dell'Aventino riguardano le tabernae, il frigidarium, il mitreo egli ipogei 740mila

8 Villa di Livia in Via Flaminia La residenza di Livia Drusilla, moglie dell'imperatore Augusto. Nella villa si trovano anche un complesso termale e una grande ; cisterna rettangolare 420mila

9 Castel 7 Sant'Angelo In lista anche l'intervento di messa in sicurezza della mole Adriana, originariamente edificata come sepolcro per l'imperatore (123 d.C.) 230mila

10 Domus Aurea Ai fondi previsti dal commissario per il crollo del marzo scorso si aggiungono ai circa 5 milioni stanziati dal governo negli ultimi due anni per la casa di Nerone 212mila

martedì 28 dicembre 2010

Secoli di capolavori d´arte e di storia

Secoli di capolavori d´arte e di storia
FRANCESCA GIULIANI
GIOVEDÌ, 25 NOVEMBRE 2010 la repubblica - Roma

I tesori della celebre residenza nella grande mostra "Dalle collezioni rinascimentali ad ambasciata di Francia"

L´esposizione verrà inaugurata il prossimo 17 dicembre e rimarrà aperta al pubblico fino al 27 aprile 2011

È come una scatola di meraviglie che custodisce integra la storia di una famiglia antica e potente, ambiziosa e amante del bello e della fama. I Farnese, nella loro mirabolante ascesa dalle campagne orvietane al soglio papale, hanno concentrato nel magnifico palazzo che porta il loro nome i segni del prestigio conquistato e distillato il senso della loro fenomenale "dinasty" cinquecentesca. Una mostra, "Palazzo Farnese, Dalle collezioni rinascimentali ad Ambasciata di Francia", ideata dall´ambasciatore di Francia, Jean-Marc de la Sablière e realizzata da Francesco Buranelli con Roberto Cecchi e l´organizzazione di Civita, riporta dal prossimo 17 dicembre e fino al 27 aprile 2011, nei saloni del palazzo centocinquanta opere di quella magnifica collezione che ha dato fasto e lustro alla famiglia negli anni del suo massimo auge. Naturalmente, è il palazzo stesso a far mostra di sé: prima di tutto perché, essendo sede dell´ambasciata di Francia ma anche dell´Ecole française, è normalmente inaccessibile al pubblico, ma soprattutto per il valore di "exemplum" in cui si intrecciano architettura, pittura, scultura, passione per l´antico.
La storia è nota: il primo architetto incaricato della costruzione del palazzo è Antonio da Sangallo il Giovane nel 1514; alla sua morte gli subentra, nel 1546, Michelangelo che ritocca il progetto disegnando il cornicione che si vede ora sulla facciata, aggiungendo il balcone sormontato dallo stemma con i gigli. Dopo la morte di papa Paolo III Farnese sarà il Vignola a prendere in mano la "fabbrica" del palazzo, ultimato sotto la direzione di Giacomo della Porta nel 1589. Un secolo per costruirlo e alcune fra le menti più geniali del Rinacimento per realizzarlo: così il "dado Farnese", come verrà presto ribattezzato per la sua forma austera, diventa cenacolo di artisti, letterati, appassionati d´arte nella Roma di fine Cinquecento, un luogo di grande fascino da ammirare ancora oggi.
Le porte del palazzo si aprono (solo su prenotazione!) ricomponendo le storiche sale degli Imperatori e dei Filosofi, permettendo la promenade sotto le volte affrescate da Taddeo Zuccari e Francesco Salviati per glorificare le origini "romane" della famiglia, esibendo i famosi Daci prigionieri che torneranno ai lati del portone del grande salone grazie ai prestiti del Museo archeologico nazionale di Napoli. Anche lo spettacolare cortile sarà ripopolato "virtualmente" dalle sagome delle statue (inamovibili) dell´Ercole farnese, dell´Ercole latino e del Toro farnese accanto alla statua in porfido di Apollo. Nella galleria nord-est, tornano i disegni preparatori di Annibale Carracci (dal Louvre), le maioliche rinascimentali (dal Castello di Chambord), lo studiolo del museo di Ecouen, gli arazzi (dal Quirinale) e i tanti dipinti, come il ritratto di paolo III di Tiziano, le opere di Sebastiano del Piombo, dei Carracci, di El Greco (da Capodimonte), i busti romani, i ritratti antichi e la preziosa collezione numismatica. Info e prenotazioni al tel. 06-32810 e su www. mostrapalazzofarnese. it o www. civita. it

martedì 21 dicembre 2010

Terme di Diocleziano. Con sculture "cosmiche" Cascella riapre il Planetario

Terme di Diocleziano. Con sculture "cosmiche" Cascella riapre il Planetario
Giulia Agostinelli
Libero – Roma 17/12/2010

Con Cascella riapre il Planetario
Chiuso da oltre cinque anni, è di nuovo accessibile al pubblico con l'Aula ottagono

Un edificio dalle mille anime: da terme pubbliche al tempo degli antichi romani, a granaio pontificio; da planetario a cinema d'essai. Dopo varie aperture a singhiozzo e dopo due anni di restauri, da oggi si sono riaperte le porte dell'Aula ottagona delle Terme di Diocleziano. E per l'occasione, lo spazio è stato tirato a lucido e arricchito con l'esposizione di sedici opere firmate dallo scultore Pietro Cascella dal titolo "I segreti del cielo". Grazie a un finanziamento di 300mila euro della Soprintendenza speciale ai beni archeologici, la "Rotunda Diocletiani", quella dove un tempo si andavano a guardare le stelle proiettate da un cannocchiale Zeiss (donato dalla Germania come riparazione parziale dei danni della prima Guerra mondiale) o dove si guardavano film d'essai, torna ad essere un monumento e al tempo stesso uno spazio museale. «Sarà un'apertura stabile», assicura il direttore per la valorizzazione dei beni culturali Mario Resca, il quale spiega che, in accordo con il Comune, è stato deciso di chiudere al traffico la strada che dà sull'entrata dell'Aula per favorire meglio l'ingresso dei visitatori. In soli 400 metri quadri l'Aula racchiude ancora le varie anime che l'hanno attraversata nel corso dei secoli. Sopra la calotta in ghisa del vecchio planetario, richiamato dalle luci blu soffuse che la illuminano, svetta una delle più importanti cupole di Roma, per caratteristiche architettoniche e per il suo stato di conservazione. E qui, fino al 20 marzo prossimo, sono ospitate anche le statue e i bozzetti in marmo e gesso con cui Cascella ha voluto narrare, in una sintesi tra forme simboliche e geometriche, il mistero dei pianeti e della volta celeste. Gli scavi realizzati negli anni novanta hanno poi riportato alla luce i sotterranei ricchi di storia. Al piano di sotto dell'Aula, infatti, convivono tra loro le arcate realizzate nel '600, quando le terme ormai in disuso furono trasformate nei granai del Papa; e i muri in opus reticolatus delle domus del I sec a.C. e dell'epoca Flavia. «Con l'intervento commissariale», spiega Rosanna Friggeri, direttrice del Museo Nazionale Romano, «sono partiti anche dei cantieri che dovrebbero portare all'apertura di due aule e della piscina, per un lavoro di restauro che durerà non meno di un anno e mezzo con un finanziamento di 1,5 milioni».

sabato 18 dicembre 2010

Dentro i palazzi di Roma. Se il cortile è meglio della facciata

Dentro i palazzi di Roma. Se il cortile è meglio della facciata
Lidia Lombardi
Il Tempo 27/11/2010

Dove l'occhio sbircia tra i «no» dei portieri

“No, non si entra. Si accomodi fuori». Il portiere in giacca blu ha l'aplomb di un grand commis. Ed è inflessibile. Sicché appena una sbirciatina oltre il cancello con l'ottone della bottoniera tirato a lucido. Ma non scoraggiatevi, altrove può andare meglio. E vi capiterà di fare scoperte capaci di causarvi una sindrome di Stendhal. Parliamo dei cortili di Roma, dell'altra faccia dei palazzi di travertino o intonaco color dell'aria. Oppure di quelli nei quartieroni primo Novecento, che sembrano una città nella città, con le panchine, gli alberelli di oleandro, il pavimento segnato dal gesso far giocare i ragazzini a campana e l'odore del sugo con gli involtini che bolle tre ore nella cucina di una delle ultime norme estranee alla pentola a pressione. La pancia dei palazzi - quelli nobili e quelli popolari, le residenze blasonate e le dimore del generone, fino ai condomini anni Trenta, alla Gadda di piazza Vittorio per capirci - risponde a un canone unico. Obbligatoria una fontana al centro nei spazi più grandi, addossata a un muro se il cortile è angusto. Lo zampillo che si sposa al silenzio dello spazio concluso già crea una dimensione rarefatta. Se ci aggiungete i vasi zeppi di fiori, il rampicante che il sole di Roma fa maestoso, una statua in marmo o in gesso, avrete lo standard che poi si declina in decine di modi. Le vie del centro sono una miniera di scorci e di storie. In via del Corso, uno di fronte all'altro, ai numeri 68 e 11, la sede del Gran Maestro dell'Ordine di Malta e quella che ospita tra l'altro l'Intesa San Paolo. La prima replica lo stemma crociato dei Cavalieri, bianco su campo rosso, nel bel lampione in ferro battuto, nel pavimento e sullo sfondo della vasca d'acqua. La seconda ha per vanto un sarcofago antico e una targa di marmo con su scritto: «Guglielmo Marconi abitò qui e diffuse i raggi del suo genio immortale». Via Borgognona al n. 26 alterna glamour e pittoresco: nel cortiletto felci, ciclamini, un mascherone che sputa acqua e gli ingressi degli orafi Brocani e D'Avossa e della boutique di Roberto Cavalli. Altrove una veranda, una sequenza di arcate, uno spiazzo ampio, gentile, solenne. Ecco il barocco di Palazzo Torlonia in via Bocca di Leone 78. La statua di un giovane dio pensoso è in una nicchia cilestrina col rampicante trompe l'oeil. Un glicine s'inerpica sulla loggia e crea un pergolato. Piccolo assaggio di altre «maraviglie». Palazzo Borghese, il «cembalo» seicentesco del Maderno e del Rainaldi in piazza della Fontanella Borghese, è imponente dentro quanto fuori. Adesso è un blasonato condominio. Ci ha abitato Cecchi Gori al tempo della liaison con Valeria Marini. Ora vi alloggia tra gli altri la principessa Alessandra Borghese e l'ambasciatore di Spagna. Il gioco delle cento colonne di granito, delle fontane e delle statue fa quinta scenografica al giardino segreto che rosseggia di aranci. Si rimane a bocca aperta anche nel cortile di Palazzo Mattei, in piazza Campitelli. Ci incontri ad ogni angolo, sulle balaustre delle scale, pensosi personaggi di marmo. Sono filosofi, condottieri, poeti. «A sera forse le statue parlano, ma il loro segreto si perde nel cuore della notte», commenta un documentario dell'Istituto Luce reperibile in rete. L'ultima tappa nel centro storico è la Galleria Sciarra, il ventre di un edificio tra via Marco Minghetti e piazza dell'Oratorio. Ora è un passaggio pedonale, in principio era il cortile di Palazzo Sciarra Colonna di Carbognano. Dal lucernario i raggi illuminano un ciclo di pitture liberty. Gentiluomini e gentildonne di metà Ottocento così come uscivano dalle pagine di Cronaca Bizantina, la rivista edita dal Sommaruga che ospitava le polemiche di Carducci, Capuana, Verga e i resoconti mondan-decadentisti di D'Annunzio. Sanguigni altri cortili. In via Andrea Do ria la sequenza dei palazzoni piccolo-borghesi di cent'anni fa. In quello al numero 67 svetta una palma. Sotto, donne con le borse della spesa e ragazzi con la sigaretta in bocca fanno capannello

martedì 14 dicembre 2010

A rischio 32 siti archeologici

A rischio 32 siti archeologici
Il Sole 24 ore Roma 24/11/2010

Dalla Domus Aurea ai Fori: servono 27 milioni per salvare il patrimonio artistico dal degrado
Bando per il Colosseo: Della Valle pronto a finanziare il restauro

Trentadue monumenti malati gravi, sui quali si stanno effettuando 65 interventi d'urgenza con una spesa che si aggira intorno ai 27 milioni. Dal Palatino alle Terme di Caracalla, dal tempio di Minerva Medica all'Appia antica, fino all'acquedotto Claudio. La mappa dei siti archeologici "sorvegliati speciali", per evitare disastri come quello della casa dei gladiatoria Pompei, è contenuta nel piano di investimenti del commissario delegato per le aree archeologiche di Roma e Ostia antica, Roberto Cecchi. Che avverte: «La situazione è difficile e non ci permette di escludere i rischi. Quello che bisogna fare, e che stiamo facendo, è prima mettere mano alle emergenze e poi effettuare una serie continua di interventi mirati alla conservazione, per evitare di arrivare al punto critico». Intanto si attende ancora di sapere quali saranno gli sponsor disposti a mettere sul piatto del restauro del Colosseo 23 milioni per completare gli interventi previsti sull'anfiteatro. Di certo si sa solo che Diego della Valle è pronto a scendere in campo. Il proprietario della Tod's ha infatti risposto al bando dei Beni culturali che si è chiuso il 30 ottobre. Silenzio sul resto dell'operazione e sul numero delle offerte giunte: bocche cucite al ministero, no comment dal Campidoglio.

mercoledì 8 dicembre 2010

Il fascino dell´antico nella Roma del ‘700

Il fascino dell´antico nella Roma del ‘700
DOMENICA, 28 NOVEMBRE 2010 LA REPUBBLICA - Roma

La mostra, che verrà inaugurata martedì, proporrà 140 opere provenienti da importanti strutture museali italiane e straniere

Lea Mattarella
«L´unica via per diventare grandi e, se possibile, inimitabili è l´imitazione dell´antico», affermava convinto il teorico del Neoclassicismo Johann Joachim Winckelmann nel 1755. Il luogo dove si poteva, non solo imitare l´antichità, ma anche ispirarsi a questa per orientare il gusto verso una nuova visione del mondo, a quei tempi era l´Italia. E più esattamente Roma, culla di un passato grandioso che andava recuperato come dimora, luogo ideale dello spirito.
La mostra "Roma e l´antico. Realtà e visione nel ‘700", a cura di Carolina Brook e Valter Curzi, che apre al pubblico martedì 30 novembre (fino al 6 marzo, catalogo Skira) nel nuovo spazio espositivo della Fondazione Roma Museo, ricostruisce una città davvero al centro delle vicende dell´arte del tempo. Non c´era artista o studioso o, comunque, uomo di cultura che non considerasse il viaggio nella Città Eterna come essenziale alla sua formazione. Visitare Roma significava ritrovare le proprie radici, la propria memoria. Qui si scavava, si estraevano frammenti di un mondo lontano ma non perduto, che si studiavano, si restauravano, qualche volta si integravano, o magari si falsificavano, perché la richiesta di oggetti antichi era sempre più elevata. Winckelmann, per esempio, era convinto che il più bel dipinto dell´antichità fosse rappresentato da un affresco raffigurante Giove che bacia Ganimede che oggi è in mostra. Solo che è attribuito al suo vero autore, Anton Raphael Mengs il quale, non a caso, proprio per questa sua capacità di recuperare i canoni della classicità, era l´artista più ricercato del suo tempo.
«È giusto inaugurare il nostro nuovo spazio espositivo in un luogo storico come Palazzo Sciarra proprio con una mostra dedicata a Roma», spiega il professor Emmanuele Francesco Maria Emanuele, presidente della Fondazione Roma, istituzione impegnata non solo nelle attività che riguardano arte e cultura, ma anche nell´istruzione, nella ricerca, nel volontariato e nella sanità, con iniziative come l´Hospice dove si assistono i malati di cancro, di Alzheimer e di Sla.
«La nostra attività espositiva - prosegue Emanuele - si articolerà con le mostre dedicate al passato, che si terranno nell´edificio appena aperto, e quelle di arte contemporanea a cui sarà interamente destinata la vecchia sede di Palazzo Cipolla». Le 140 opere, provenienti da importanti musei italiani e stranieri, rivelano un immaginario interamente pervaso dall´amore per l´antico. Dai quadri alle sculture fino agli oggetti, canoni e temi della classicità vengono rivissuti con sicurezza, desiderio di emulazione ma anche con romantica nostalgia. Tuttavia questa non è un´esposizione sul Neoclassicismo. Il percorso tra le sale immerge dentro l´atmosfera di una raccolta d´arte del Settecento, in cui, accanto ai capolavori del passato, dall´Apollo Citaredo all´Erma di Pericle (ritrovata a Tivoli nel 1779), convivono felicemente la perfezione vibrante di David e di Canova, le invenzioni di Piranesi, gli intarsi di marmi colorati, le creazioni ‘capricciose´ di Giovanni Paolo Panini. E anche le copie di affreschi o di statue già allora diventate leggenda.

venerdì 3 dicembre 2010

"Troppi tagli, allarme monumenti a rischio Domus Aurea e Colosseo"

"Troppi tagli, allarme monumenti a rischio Domus Aurea e Colosseo"
ANNA RITA CILLIS
SABATO, 20 NOVEMBRE 2010 LA REPUBBLICA - Roma

La denuncia della Cgil dopo i crolli a Pompei e a Gela

"Per le mostre e gli eventi nei musei cittadini si passerà da 14 milioni di euro a 2,8"

È la Cgil a lanciare l´allarme: «I tagli alla cultura previsti nella Finanziaria mettono a rischio anche la manutenzione e la tutela di monumenti come il Colesseo e la Domus Aurea». Ma non solo, visto che «conti alla mano», spiega Lorenzo Mazzoli, segretario generale della Funzione Pubblica Cgil territoriale. «I milioni in meno saranno in tutto circa 11: dai 14 del 2009 ai 2,8 del 2011». E dunque, secondo la sigla confederale, la città perderà il suo «primato» e «mostre come quella di Caravaggio, la più visitata in Italia, ce le possiamo scordare».
Per la Fp Cgil, «oltre agli abbattimenti contenuti nella manovra Finanziaria c´è una generale carenza di finanziamenti nel settore della cultura che mette, quindi, a repentaglio la gestione e la cura di siti archeologici delicati di cui la Capitale è ricca oltre alla sopravvivenza di importanti istituti di cultura e ricerca come il museo Tasso e l´accademia di San Luca». Poi il numero uno della Fp Cgil di Roma e Lazio lancia un appello alle istituzioni «per scongiurare questo pericolo» e per chiedere «un passo indietro rispetto alla legge 122» contenuta nella manovra estiva. Tutte sforbiciate «che producono crolli», dice Mazzoli: da quelli occupazionali sino ai ricavi. Visto che il comparto si vedrà «diminuire dell´80% i fondi», così facendo «si mette in crisi un´economia strettamente collegata a un patrimonio che potrebbe scomparire», aggiunge il sindacalista.
E dietro lo slogan "Costruiamo cultura", che racchiude anche una raccolta firme per «fermare l´esecutivo», il sindacato lancia un invito ai «cittadini affinché si rendano conto del pericolo che corre la Capitale» e una provocazione: «Ci opporremo in tutti i modi alla scure del governo. Non è esclusa una mobilitazione dei lavoratori dei musei: si tratterebbe di una paralisi temporanea che servirebbe a scongiurare quella permanente», avverte Lorenzo Mazzoli.
Siti archeologici, mostre, eventi a Roma «producono e potrebbe produrre ulteriormente sviluppo e occupazione», dice il segretario e snocciola dati al riguardo: «Nel primo semestre 2010 i visitatori nei musei statali sono cresciuti del 32% rispetto al 2009, e in quelli civici del 45%: è un aumento di ingressi che descrive l´interesse del pubblico per i siti archeologici più noti, come il Colosseo e il Foro Romano, ma anche per i nuovi poli del contemporaneo del Macro Reggio Emilia e del Macro Pelanda».
E la raccolta firme per la petizione prosegue: stasera, per la Notte dei musei in musica, il sindacato sarà davanti alle gallerie per informare i cittadini degli effetti dei tagli.

martedì 23 novembre 2010

Tornano in Italia le statue romane rubate

Tornano in Italia le statue romane rubate. Carabiniere in vacanza negli Usa ne riconosce una in vetrina e dà il via all´indagine
GABRIELE ISMAN
SABATO, 20 NOVEMBRE 2010 LA REPUBBLICA - Roma

Un maresciallo dei carabinieri in vacanza a New York vede nella vetrina di un antiquario un torso di statua femminile panneggiata che gli sembra familiare e lo fotografa con il cellulare. Da lì parte l´operazione di recupero dell´opera in marmo di epoca romana che era stata rubata nel giugno 1988 dal museo archeologico di Terracina. È nata così la restituzione di una delle due opere romane - entrambe del I-II secolo dopo Cristo, con valutazioni che avevano raggiunto i 500 mila euro - recuperate dal comando carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale, a cui, peraltro, appartiene anche quel maresciallo, Michele Speranza.

L´altra opera tornata dagli Stati Uniti è un bronzetto romano raffigurante Zeus o Poseidone, rubata la notte del 13 maggio 1980 dall´Antiquarium del Museo nazionale romano in piazza dei Cinquecento, insieme ad altri nove bronzetti: uno solo era stato recuperato anni fa. E come il torso tornerà a Terracina, così il bronzetto sarà restituito presto al museo romano.
«Ritrovamenti importanti, che testimoniano due nostre modalità tipiche di lavoro» dice il generale Pasquale Muggeo, nuovo comandante dei carabinieri dei beni culturali. In un caso l´acume del maresciallo, e nell´altro la collaborazione con le autorità americane e, come dice il tenente colonnello Raffaele Mancino, comandante del reparto operativo dei carabinieri per la tutela del patrimonio, «l´aver tracciato l´opera nei suoi spostamenti. La collezionista che alla fine l´aveva acquistata (per 340 mila dollari, ndr) per ultima, l´ha riconsegnata senza pretendere nulla».
«Entrambi i pezzi sono importanti» garantisce Stefano De Caro, archeologo e direttore generale per le Antichità del ministero dei Beni culturali. del bronzetto si era occupata per una consulenza privata anche Marion True, curatrice del Getty Museum, finita sotto processo per associazione a delinquere, ricettazione e traffico illecito di beni archeologici e acquisizione illegale di circa 35 opere nel periodo compreso dal 1986 al 1990. Il processo si è concluso per la prescrizione dei reati.

mercoledì 3 novembre 2010

Parco di Villa Borghese. Vandalismi, indifferenza, rifiuti e incuria. Così muore un patrimonio dell'umanità

Parco di Villa Borghese. Vandalismi, indifferenza, rifiuti e incuria. Così muore un patrimonio dell'umanità
Margherita D’Amico
Corriere della Sera – Roma 3/11/2010

Se pretendessimo dai nostri amministratori la creazione ex novo di un parco come Villa Borghese, opera di geniali architetti, botanici, mecenati, considerato dall'Unesco patrimonio dell'umanità, saremmo sciocchi e crudeli. Tuttavia, fra la realizzazione di un'opera straordinaria e la sua comprensione, corre un mondo. Anche menti semplici, infatti, possono capire con facilità di trovarsi alla presenza di un giardino pubblico unico, sia per collocazione, sia per disegno, sia per patrimonio arboreo, sia per la presenza di un rilevante numero di importanti musei. Ma ormai da parecchi anni Villa Borghese affonda nel degrado. Se Bertrand Delanoe, sindaco di Parigi, ama accogliere il visitatore nella distesa impeccabile dei giardini delle Tuileries, fra prati perfetti e aiuole che si alternano a seconda delle stagioni, e con orgoglio Boris Johnson sindaco di Londra spalanca i cancelli di Hyde Park fra magnifici roseti, scoiattoli, anatre, laghi e siepi custoditi da battaglioni di giardinieri, da noi Gianni Alemanno offre al cittadino e all'avventizio lo sconforto di una villa meravigliosa, i cui cespugli sovente fungono da gabinetto. Questa potrebbe considerarsi una stranezza, peraltro condivisa dal suo predecessore, se non fosse che parliamo di un bene comune in via di alienazione definitiva. Oltrepassato un certo limite il danno si fa perenne, e bisogna esserne coscienti. Nel lasciar correre, infatti, abbiamo sempre l'idea di poter recuperare. Specialmente per quanto riguarda il territorio, la natura. Nel caso di un parco storico, alberi secolari, ecosistemi antichi, non è affatto così. Basta guardare le fotografie di Villa Borghese vent'anni fa: è sparita Quando si insorge contro la privatizzazione del parco, vale a dire le folli concessioni a manifestazioni e concerti in luoghi già fragili e malconci come Piazza di Siena, non è un capriccio. Mezzi pesanti, impalcature, cavi elettrici, colossali impianti, per giorni invadono la Villa al momento di preparare, distruggendo e sfondando vegetazione e monumenti Quindi, ha luogo l'evento. Vedi lo spropositato villaggio sponsor del Concorso Ippico, il Fifa Fan Fest dei Mondiali di Calcio, i concerti di Renato Zero, la festa dell'Azione Cattolica. Fiumi di gente invadono il giardino e lasciano cartacce, lattine, rifiuti. Mattina e sera, gli altoparlanti infastidiscono le persone e terrorizzano gli animali. Se è tempo di nidi, le madri abbandonano le uova o i pulcini, e i piccoli muoiono. A giostra finita, si sbaracca. Di nuovo camion, gru, operai, ferraglie. La pulizia della Villa è irregolare e pessima. Ogni volta, diciamo addio a qualcosa: un pezzo della nostra storia e del nostro patrimonio. Perché? Per chi? Per sanare il bilancio pubblico? Cosa ricava il Comune dalla cessione della Villa a tali raduni? Cifre importanti, o la semplice occupazione del suolo pubblico? Sarebbe giusto saperlo. Inoltre, mettere a reddito così inopportunamente il parco potrebbe trovare senso teorico solo se congrui ricavati fossero investiti nella sua cura e conservazione. Altrimenti, l'unico vantaggio apparente è quello del consenso politico diretto, inutile alla comunità e al salvataggio di Villa Borghese.

lunedì 10 maggio 2010

Il Colosseo cade a pezzi, archeologi in allarme

Il Colosseo cade a pezzi, archeologi in allarme
CARLO ALBERTO BUCCI
LUNEDÌ, 10 MAGGIO 2010 LA REPUBBLICA

Si staccano dei frammenti.Gli esperti: intervenire subito. Il ministero: sponsor per il restauro

Il frammento di intonaco è caduto all´alba sulle reti di protezione, nessun pericolo per i turisti

ROMA - Il silenzio che all´alba circonda il Colosseo è stato rotto ieri alle sei dal tonfo di un pezzo di intonaco caduto dalla volta di un corridoio al pian terreno e franato sulla rete di protezione, così violentemente da romperla prima di polverizzarsi a terra. Nessun pericolo per i turisti visto che il monumento - 3 milioni e 200mila ingressi l´anno - in quell´ora era chiuso (ha aperto regolarmente alle 8.30 dopo che l´area critica è stata transennata). E nessun confronto con il boato che, proprio lì di fronte, sul Colle Oppio, il 30 marzo ha accompagnato il collasso devastante di un´intera volta delle gallerie traianee annesse alla Domus Aurea. Infatti, la porzione di malta risalente ai tempi dei Flavi, staccatasi ieri dal Colosseo, misura solo mezzo metro quadrato. «Eppure si è sfiorata la tragedia - denuncia la Confederazione italiana archeologi, attraverso la presidente Giorgia Leoni - perché se il crollo fosse avvenuto a monumento aperto, avrebbe potuto colpire i visitatori».
L´intonaco sbriciolato è un campanello di allarme per la tenuta del monumento simbolo di Roma, che ha molti gioielli a rischio: oltre alla Domus di Nerone e a quella di Tiberio sul Palatino, sono sotto la minaccia crolli le mura aureliane e la lunga dorsale degli splendidi acquedotti antichi. Per il Colosseo esiste già un finanziamento della Soprintendenza archeologica per prossimi interventi da 400mila e 360mila euro in due settori dello "stadio". «Ma c´è un piano da 23 milioni per un restauro completo - ha detto il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro - . Si stanno cercando gli sponsor e penso che in 15 giorni chiuderemo la partita». Si aggiunge all´appello la direttrice del Colosseo, Rossella Rea: «L´anfiteatro è stato un cantiere sin dalla nascita e adesso dobbiamo mettere mano anche a questo corridoio. Se gli sponsor ci sono, è ora che si facciano avanti. Comunque noi entro l´estate apriremo al pubblico il terzo anello e parte dei sotterranei».
A Roma ci si aspetta che nell´agone si getti innanzitutto Diego Della Valle. Mister Tod´s è stato indicato dal sindaco Alemanno come il capofila della cordata di imprenditori italiani disposti a mettere mano al portafoglio. E nel suo viaggio ad aprile in Giappone, Alemanno sarebbe tornato con almeno un industriale pronto a finanziare, come fecero i suoi connazionali per la Cappella Sistina, la rinascita del capolavoro di marmo e mattoni.
Il Campidoglio, responsabile della piazza, ha sempre avuto un rapporto conflittuale con lo Stato, che ha in cura il Colosseo. E l´uso disinvolto dell´area esterna - concessa per mega concerti e perfino per sedute di boxe e una kermesse calcistica - ha sempre trovato resistenze (spesso vane) da parte degli uffici ministeriali. Ora però alla caccia agli sponsor lavorano insieme Comune e Collegio romano, soprintendente statale (Giuseppe Proietti) e capitolino (Umberto Broccoli). E il 17 maggio Roberto Cecchi, l´architetto del ministero chiamato a sostituire Guido Bertolaso come commissario dell´archeologia romana, presenterà il suo rapporto sullo stato dell´arte. La parola d´ordine del libro è «manutenzione preventiva programmata». Quella che, avendo più soldi e più personale, avrebbe evitato il crollo di ieri mattina.

domenica 2 maggio 2010

venerdì 16 aprile 2010

I giardini del Paradiso. Storia degli Horti vaticani e dei Papi che li vollero

I giardini del Paradiso. Storia degli Horti vaticani e dei Papi che li vollero
Lilli Garrone
CORRIERE DELLA SERA 3 apr 2010 Roma

Il più antico giardino di Roma, ancor oggi rigoglioso, è qui: nei 22 ettari di verde dello Stato del Vaticano, dove si alternano fontane e boschetti, monumenti e panorami. È il «viridarium» , documentato fin dal Duecento all’interno della cinta muraria fatta edificare da Leone IV, primo di una complessa stratificazione di fasi costruttive molto diverse tra loro, secondo l’evoluzione del gusto e della personalità dei pontefici. Contrariamente, infatti, a quanto accade per le ville storiche della capitale dove gli eredi mirarono a proseguire l’opera degli avi – un esempio è villa Borghese - i Papi volevano lasciare un segno individuale del proprio passaggio, variando, a volte bruscamente i progetti iniziali.
Il volume Di Alberta Campitelli «Gli Horti dei Papi, i Giardini vaticani dal medioevo al novecento» (Jaca Book -pagine 348) è illustrato con foto, disegni e cartine d’epoca

Colpi di scena e cambi di paesaggi raccontati nel libro di Alberta Campitelli «Gli Horti dei Papi, i Giardini vaticani dal medioevo al novecento» (Jaca Book-pagine 348), dove la direttrice delle Ville e parchi storici della Sovrintendenza del Comune, racconta quanto è accaduto a questo verde nascosto: dall’Orto Botanico, impiantato accanto la Casina di Pio IV nel 1561 e smantellato nel 1659, quando Alessandro VII lo trasferì al Gianicolo, alla distruzione del pergolato del giardino segreto di Paolo III, alla sostituzione del rustico fondale della Fontana della Galera su ispirazione del Vignola con una parete a finto bugnato. Le pagine scorrono in un susseguirsi di foto, immagini e piante storiche, con disegni d’epoca che fanno rivivere quanto gli architetti del paesaggio hanno saputo produrre per la meraviglia dello sguardo. Strettamente connessi con lo sviluppo della basilica di San Pietro, i giardini vaticani vengono fatti risalire all’opera del cardinale Giovanni Gaetano Orsini, uomo di grande cultura ed esperto di piante medicinali. Divenuto Papa col nome di Niccolò III stabilì la propria residenza in Vaticano e nei tre anni del suo pontificato acquistò numerosi terreni e vigne, e «in questo quadro non poteva mancare un giardino – scrive Alberta Campitelli – quale richiamo al paradiso e quale raffigurazione in terra della Vergine Maria e delle sue virtù, con la presenza imprescindibile dell’acqua, elemento di vita e di salvezza». Ecco dunque il «viridarium», cinto da mura secondo l’uso medievale, in genere con un frutteto e con un Orto dei Semplici, ovvero la coltivazione di piante medicinali, e un orto botanico, uno dei primi della penisola.

Molte le cronache e i documenti inediti: Bonifacio IX usava potare le viti in prima persona e Niccolò V, come rivela la biografia di Giannozzo Manetti volle «un grande e splendido giardino, ricco di ogni genere di erbe e frutti e irrigato d’acqua perenne che il pontefice aveva portato fin lì con grandi spese». Nel libro si ripercorre anche la nascita del Belvedere di Innocenzo VIII e del cortile-teatro-giardino di Giulio II e Donato Bramante, il primo architettonico con terrazzamenti, aiuole simmetriche e fontane. Si conoscono i segreti di quello di Paolo III, con l’intervento di Jacopo Meneghino o i particolari della Casina di Pio IV, delle fontane seicentesche di Paolo V, con il suo «giardiniere» d’eccezione Johannes Faber, grazie al cui estro i giardini assumono la configurazione destinata a rimanere pressoché immutata nei secoli successivi. Almeno fino all’attuale e moderna immagine di città-stato, con i lavori che dal 1930 in poi trasformarono 13 ettari a vigna e orto nel monumentale verde di oggi, dagli ampi viali e dalle scenografiche prospettive, con la fontana della conchiglia o della navicella, con le aiuole simmetriche delimitate da basse siepi di bosso, con cedri, cipressi, palme, abeti e pini. L’ultimo capitolo è dedicato alla villa pontificia di Castel Gandolfo con il suo «singolare ed armonioso – conclude l’autrice – insieme di «flora et ruine» con gelsomini e rose che si arrampicano sugli antichi massi per ricreare con architetture vegetali quelle in pietra ormai perdute».

venerdì 9 aprile 2010

"No al cemento nell´Agro Romano"

"No al cemento nell´Agro Romano"
LAURA MARI
MERCOLEDÌ, 07 APRILE 2010 la repubblica - Roma

Domani e il 9 all´Auditorium la conferenza con le archistar: da Piano a Calatrava, da Hadid a Krier

L´appello di Fuksas alla vigilia del summit sull´Urbanistica

Più infrastrutture, maggiori collegamenti tra le periferie e la costruzione di nuovi edifici, senza distruggere l´Agro romano e progettando anche vari tipi di servizi, arredi urbani di qualità e spazi sociali. La ricetta per l´urbanizzazione futura di Roma arriva da Massimiliano Fuksas, una delle archistar che domani e venerdì parteciperanno al convegno organizzato dal Comune all´Auditorium e a cui interverranno anche Renzo Piano, Richard Meier, Zaha Hadid e Santiago Calatrava. Un workshop di due giorni per discutere dei possibili sviluppi del centro e della periferia della Capitale. «E a Roma - annuncia l´architetto Fuksas - mi piacerebbe costruire uno stadio del rock».


"Io Fuksas, archistar contro sogno un grande stadio del rock"
"Il progetto più urgente? Case, ma senza distruggere l´Agro romano"



il futuro di Roma è nello sviluppo delle periferie. Nel potenziamento delle infrastrutture, ma anche nella realizzazione di nuovi edifici intesi come "micro-quartieri", sfruttando gli spazi senza devastare l´Agro romano e costruendo un grande stadio del rock. Sono alcune delle idee che Massimiliano Fuksas, architetto romano di fama internazionale, esporrà domani e venerdì al summit delle archistar organizzato dal Campidoglio all´Auditorium nell´ambito del Progetto Millennium. Un tavolo di confronto convocato dal sindaco Alemanno per discutere della riqualificazione e sviluppo della città storica e delle zone periferiche, a cui parteciperanno, tra gli altri, Renzo Piano, Santiago Calatrava, Zaha Hadid, Richard Meier, Leon Krier, Richard Burdett e Peter Calthorpe.
«Il dato da cui bisogna partire - dice Massimiliano Fuksas - è che nel centro storico vivono solo 127 mila residenti, mentre è nei dintorni, nelle periferie, che vivono ormai oltre due milioni di persone. Questo significa - prosegue Fuksas - che non è più pensabile uno sviluppo radiocentrico della città». Per l´archistar che ha progettato la "Nuvola", il nuovo Palazzo dei Congressi dell´Eur, attualmente in costruzione, è indispensabile «investire sui collegamenti tra periferie, creando nuove linee della metro e dei tram, ma anche realizzando più collegamenti con l´aeroporto di Fiumicino e la stazione Tiburtina dell´Alta Velocità».
Massimiliano Fuksas (che parteciperà al convegno «a titolo gratuito» ed è comunque pronto a «devolvere eventuali compensi alla Fondazione Veronesi») concentrerà poi l´attenzione, sull´emergenza abitativa. «Non è acquistando case dai costruttori che si risolve il problema, né continuando a massacrare l´Agro romano con nuove costruzioni - precisa Fuksas - quei terreni sono stati già sfruttati fin troppo. Bisogna pensare a lungo termine, non secondo i criteri dell´emergenza. È necessario coniugare lo sviluppo urbanistico con quello architettonico, sfruttando i vuoti delle periferie e realizzando, ad esempio a Tor Bella Monaca, dei quartieri che ai palazzi associno adeguati arredi urbani, parchi, biblioteche e negozi». Quindi, il sogno dell´archistar per Roma. «Nella Capitale manca un grande stadio per il rock - dice Massimiliano Fuksas - e vorrei che il Comune mettesse a bando la creazione di uno "Zenit", strutture presenti in molti parti del mondo, dai costi esigui e in grado di ospitare concerti con 12 mila spettatori».

martedì 6 aprile 2010

Il crollo della Domus Aurea

Il crollo della Domus Aurea
Marco Lombardi
L’Unità 3/4/2010

La Bbc, che ha praticamente snobbato le recenti vicende elettorali italiane, ha altresì dedicato ampio spazio al crollo della volta nella Domus Aurea. Un bel servizio, dove questo inestimabile patrimonio storico è stato esaltato in tutta la sua bellezza, ma a cui seguiva una domanda implicita come è stato possibile tutto ciò ? Non sono un esperto in manutenzione di beni culturali, anzi. In tutta onestà, di cultura in generale, ma sono pronto a scommettere che altri paesi farebbero carte false per avere un decimo della nostra ricchezza artistica. Non mancano esempi storici, d'altronde, di grandi conquistatori stranieri che pensarono bene di riportare in patria qualche ricordino italiano dal valore incalcolabile. Ovviamente non poterono trasferirvi, blocco per blocco, chiese, monumenti e rovine d'epoca varia: per fortuna, o purtroppo, dipende dai punti di vista.

venerdì 12 marzo 2010

E la città di terracotta scoprì il marmo

La Repubblica 12.3.10
Intervista al curatore Eugenio La Rocca
E la città di terracotta scoprì il marmo
di Raffaella De Santis

«Per prima volta viene dedicata un´intera mostra all´arte romana del tardo ellenismo». Eugenio La Rocca, professore di archeologia e storia dell´arte greca e romana, curatore de L´Età della conquista ai Musei Capitolini, sottolinea così la particolarità di questa grande esposizione. Tra statuette di terracotta e marmi colossali, tra posture rigide o vivificate da orientale sensualità, la mostra è un percorso dentro un mondo in fermento, risultato del contatto tra cultura greca e romana.
Professore, come cambia l´arte romana in questi anni?
«E´ questo il momento, dopo le vittoriose campagne militari sugli stati greci e asiatici, in cui il marmo fa la sua apparizione e i moduli dell´arte romana iniziano a essere influenzati da quella greca. Prima Roma era una città di legno e terracotta».
Le enormi teste in mostra si rifanno al modello greco?
«Le dimensioni colossali della scultura romana di questo periodo sono un´innovazione greca. Certo i colossi romani non erano grandi come l´Athena Partenos e lo Zeus di Fidia, ma potevano arrivare a misurare fino a cinque volte il vero».
Come furono accolte le innovazioni? Catone il Censore condannò la nuova arte.
«Catone temeva che il costume romano potesse degenerare a contatto con le influenze greche, ma era destinato a perdere la sua battaglia».
Era anche allora in corso uno scontro tra progressisti e conservatori?
«Tra chi voleva che Roma si aprisse al mondo orientale e chi identificava le virtù romane in una tradizione parca: donne senza gioielli e uomini rudi. Ma i romani impararono a vivere nel lusso, in ville con giardini, statue e fontane. Tanto che anche le case più povere esponevano statuette simili ai nostri sette nani».
Che influenza avrà la cultura greco-romana sullo sviluppo dell´arte occidentale?
«Resterà il modello insuperato per la cultura artistica occidentale, fino ai giorni nostri. Ma si deve piuttosto parlare di una nuova classicità. In Michelangelo, Rosso Fiorentino, Pontormo, in David o in Picasso e Bacon le forme classiche rivivono ogni volta in modo diverso».
La mostra è il primo passo di un ciclo dedicato all´arte romana antica. E´ stato difficile riunire le opere?
«Molte vengono dai grandi musei europei. La testa di Catone dal Louvre e le statuette in terracotta dal British Museum. Poi ci sono i prestiti dal Museo Archeologico Nazionale di Atene, tra cui la testa di Ercole di Polykles, quelle di Athena di Euboulides e del gigante Anytos di Damophon di Messene, e anche lo Zeus di Eukleides».

sabato 27 febbraio 2010

VISITA GUIDATA MOSTRA: " PIRANESI, REMBRANDT DELLE ROVINE"

VISITA GUIDATA MOSTRA: " PIRANESI, REMBRANDT DELLE ROVINE"

Data: domenica 28 febbraio 2010
Ora: 16.00 - 18.00
Luogo: La Casa di Goethe
Indirizzo: Via del Corso 18
Città/Paese: Rome, Italy

OMENICA 28 FEBBRAIO ore 16.00

" PIRANESI, REMBRANDT DELLE ROVINE"
La Casa di Goethe. Via del Corso 18.

Un viaggio indietro nel tempo. Visiteremo gli angoli di una Roma sparita, anche se riconoscibile nelle sue storiche strade. In mostra oltre 35 acqueforti del celebre incisore Giovanni Battista Piranesi, maestro del '700 italiano. Il museo espone per la prima volta la sua opera monumentale, le Vedute di Roma. Tavole di straordinaria bellezza, tra le primissime tirate dal grande autore veneto. Con il suo linguaggio artistico audace, Piranesi aveva raffigurato i monumenti antichi e classici della Città Eterna in una serie numerata. Con tratto drammatico, il "Rembrandt delle rovine" delinea la sua Roma con tale passione da farne rivivere lo storico passato: scorci da vicino, tagli diagonali, ombre pronunciate, cieli mossi delineano il profilo di Piazza del Popolo, il Colosseo, la Piramide, Piazza Navona e tante altre. Genio universale, Piranesi lavorava anche come scenografo, architetto, scultore, collezionista ed archeologo.

Costo: Euro 15 ( ingresso, guida e cuffie)

Riduzioni: Euro 13 - cittadini inferiori anni 18 e superiori 65, studenti, membri ACI, ATAC, BIBLIOCARD, CARTA PER DUE, CTS, INTERCLUB, METROPOLIS, TOURING CLUB ITALIANO, UNICREDIT CARD - RE-PLAY, UPTER, GOCARD, ROMAINSIEME, SELECARD, UNICRALBOX, POINT CLUB.

Appuntamento davanti l'ingresso del museo.
Prenotazione obbligatoria.

su Facebook l'evento al seguente link
http://www.facebook.com/event.php?eid=332489470063

martedì 9 febbraio 2010

Marmi, statue e lusso come l´arte ellenica conquistò i romani

Marmi, statue e lusso come l´arte ellenica conquistò i romani
FRANCESCA GIULIANI
MARTEDÌ, 09 FEBBRAIO 2010 LA REPUBBLICA - Roma

Ai Musei Capitolini dal 4 marzo una grande mostra archeologica a cura di La Rocca e Parisi Presicce

Quando l´arte esprimeva prestigio e significava l´appartenenza ad una élite che maneggiava davvero il potere: così era nei tempi in cui Roma si avviava al culmine della sua espansione e - nella definizione dell´identità, dei confini e delle culture - cercava i punti di riferimento più sicuri. Ciò che per l´Impero romano ha voluto dire, naturalmente, la Grecia in una trasmissione di saperi e conoscenze, in un incontro che ha trasformato l´Occidente e che costituisce tema storico e storico-artistico di quelli cruciali, che ora si vuole approfondito in un´impresa espositiva a cura di Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, distesa lungo cinque anni, con una mostra all´anno sotto il titolo generale "I giorni di Roma".
La prima "puntata" "L´Età della Conquista - Il fascino dell´arte greca a Roma" è in allestimento, sotto la direzione di Luca Ronconi e Margherita Palli, per inaugurare il 4 marzo ai Musei Capitolini, ed è l´inizio di un viaggio nell´evoluzione del concetto e delle forme di arte classica dalla Roma della fine del III secolo a. C. fino alla decadenza dell´Impero. L´esposizione prende le mosse dalla seconda guerra punica, quando Roma era una città senza marmo, in cui i templi erano di terracotta e legno, e non esisteva un piano di sviluppo architettonico che le conferisse l´imponenza di capitali come Alessandria d´Egitto, Antiochia in Siria o come Pergamo in Asia Minore. È questa idea di città che i romani, ingegnosissimi nel copiare e riadattare alle proprie necessità - in questo, straordinari conquistatori - importano dalla Grecia. Spiega La Rocca: «Sarà solo con Augusto che la città di terracotta divenne una città di marmo, come l´imperatore stesso ebbe a dichiarare in punto di morte».
Un processo avviato con l´arrivo delle prime opere d´arte greche dopo le campagne militari con i bottini di guerra. Allora, una rapida ellenizzazione mutò la struttura stessa degli edifici, come accadde per esempio per i templi dell´Area sacra di largo Argentina mentre, al seguito dei condottieri vincitori, la città si riempiva di un gran numero di artigiani, architetti, precettori, artisti. Arrivarono anche, applicate a magnifiche statue, perle e pietre preziose mai viste prima. E cominciarono a diffondersi iscrizioni greche sugli edifici pubblici (al Circo Massimo) così come sui basamenti delle statue dei generali.
È tutto un mondo di fascinazione greca che spazia dall´ambito religioso (prima sezione in mostra) in cui sono presentati frontoni e statue di divinità come quello di San Gregorio dei Capitolini o le statue di terracotta del British Museum fino ai monumenti onorari. La seduzione ellenica condiziona persino la vita quotidiana dei romani, dagli arredi domestici alle decorazioni e persino i costumi funerari (ultime due sezioni in mostra). La chiusura, il 5 settembre. A seguire, "Il volto dei potenti - Il ritratto romano tra Repubblica e Impero" (2011); "Costruire un impero - L´Architettura come rappresentazione del potere" (2012); "L´età dell´Equilibrio - Fra Traiano e Adriano" (2013); "L´età dell´angoscia - tra Marco Aurelio e Diocleziano" (2014).

domenica 31 gennaio 2010

mercoledì 27 gennaio 2010

martedì 19 gennaio 2010

Secoli di storia nell’Archivio Capitolino.

Secoli di storia nell’Archivio Capitolino.
IL TEMPO – 19 gennaio 2010

L'Archivio Storico Capitolino alla Chiesa Nuova si rifà il look, ritrova l'antico splendore barocco e si rinnova grazie all'informatizzazione dei servizi e alla digitalizzazione di una buona parte della documentazione conservata. Soprattutto è stata ricostruita la spazialità seicentesca, abbattendo le tramezzature e le scaffalature moderne, e ripristinati i colori voluti dall'architetto ticinese, Francesco Borromini, ritrovati grazie alle indagini effettuate sui muri, togliendo le ritinteggiature, e attraverso un lungo e meticoloso studio di ricerca sui documenti d'archivio. «I lavori effettuati - dice la direttrice dell'Archivio, Paola Pavan - oltre a rinnovare l'aspetto delle sale e a adeguare i servizi alle norme di sicurezza previste dalla legge, hanno permesso una razionalizzazione degli spazi che ha determinato il raddoppio dello spazio a disposizione del pubblico: al pianterreno si aggiunge il piano nobile, con le gallerie e la grande Sala Ovale. Inoltre ci saranno degli ambienti per allestire mostre e condurre visite guidate. I depositi, che erano al primo piano, sono stati trasferiti nell'interrato e in locali minori dell'ammezzato e del secondo piano. La nuova sala di consultazione ha 28 postazioni attrezzate e presto si potrà accedere alle banche dati on lime; inoltre l'archivio offrirà al pubblico più ore di apertura che sarà dalle 9 alle 16 dal lunedì al venerdì, mentre gli accessi saranno snelliti grazie alla gestione elettronica delle tessere». Dunque una nuova razionalizzazione degli spazi a favore del pubblico ma diminuisce quello disponibile per esporre e mettere a disposizione il materiale cartaceo: sono stati rimossi gli scaffali alti sei metri, fatiscenti ed insicuri e sostituiti da altri moderni più bassi, a norma e più funzionali ma meno capienti dei precedenti mentre altri spazi sono stati destinati ad area tecnica prevista dalle norme sulla sicurezza come le aree di fuga e quelle di stoccaggio dei gas antincendio. Ecco allora che si riapre il pluridecennale problema di come e dove reperire nuovi spazi per consentire la collocazione dell'enorme mole di carte ancora chiuse nei depositi degli uffici comunali. Della questione se ne discute almeno da quindici anni, quando, in sede di dibattito del Consiglio comunale, venne depositata una memoria di giunta che evidenziava l'esigenza dell'archivio di reperire nuovi spazi per arricchire la dotazione documentale del materiale riguardante la vita pubblica e privata romana dal 1930 al 1960. La soluzione, a nostro avviso, potrebbe essere a portata di mano: nei pressi della Chiesa Nuova, su Corso Vittorio Emanuele, è stato da pochi anni felicemente restaurato l'edificio di proprietà comunale che ha ospitato la scuola professionale Gioberti e che attualmente è occupato, in una piccola parte dell'intero palazzo, da una novantina di alunni. Oltre ad essere perfettamente a norma, la struttura dista una manciata di metri dall'Archivio e soprattutto è già proprietà capitolina.

mercoledì 13 gennaio 2010