mercoledì 30 dicembre 2009

giovedì 24 dicembre 2009

Villa Pamphili, quattrocento anni di storia e di verde

Villa Pamphili, quattrocento anni di storia e di verde
di MARIA GRAZIA FILIPPI
Domenica 6 Novembre 2005 Il Messaggero

Rifugio di campagna, accampamento degli Alleati e parco pubblico: un libro ripercorre le tappe della preziosa oasi

I ricordi d'infanzia legati ai pomeriggi trascorsi nella Villa, trasformata nel rifugio di campagna della principesca famiglia romana. La concessione alle Forze Alleate di ettari e ettari per piantare le tende come in un accampamento. I brutti ricordi, legati all'occupazione nazista, di quando divenne una sorta di luogo di svago per gli ufficiali con le antiche statue romane a far da bersaglio per le esercitazioni al tiro. Niente come le parole di Jonathan Doria Pamphili, ultimo erede della nobile famiglia, fanno tornare in mente che Villa Pamphili, il più grande parco dei romani, fu per prima cosa e per tanti secoli una villa di famiglia. Una villa piena di ricordi personali che si mescolano a vicende storiche, di aneddoti sconosciuti che fanno da contrappunto alla sua vita pubblica.
Il bel volume Villa Doria Pamphili , realizzato dal Municipio XVI in occasione del quarantesimo anniversario dell'acquisizione al patrimonio pubblico di quell'enorme parco che nacque da un appezzamento di appena 11 ettari nel 1630, riesce a testimoniare proprio questa eterna commistione tra pubblico e privato che da sempre caratterizzò la villa e che le parole dell'introduzione del giovane Doria Pamphili esprimono meglio di chiunque altro. A partire dalle prime concessioni alla fruibilità pubblica (i cittadini chiedevano il permesso di andare a passeggiare all'interno della villa e la risposta positiva gli arrivava per mezzo di bellissime cartoline illustrate ancora conservate), fino all'enorme fortuna attuale confermata dalle lezioni quotidiane di ginnastica all'aperto, dai circuiti per ciclisti e dalla presenza della Casa dei Teatri che ne ha fatto un centro culturale vivo e frequentato. «Il testo - spiega il presidente del Municipio Fabio Bellini - ne ripercorre le vicende storiche fino alla sua acquisizione a patrimonio pubblico. Oltre alla storia del parco, che si svolge attraverso il racconto dello sviluppo della villa e delle vicende riguardanti le famiglie Pamphili e Doria, l'attenzione è posta anche sulla conformazione ideologica, sull'utilizzo della villa nel '900, sulla battaglia civile che ha portato alla sua acquisizione 40 anni fa grazie anche all'impegno di Italia Nostra e di migliaia di cittadini». Il volume, curato dalla responsabile della villa per la Sovrintendenza ai Beni Culturali del comune Carla Benocci, è la decima pubblicazione realizzata nell'ambito del progetto Archivio Storico Culturale del municipio, curato dal presidente della Commissione Cultura Paolo Masini. «Un volume tanto apprezzato dai cittadini - spiega Masini - da andare esaurito in pochissimi giorni. Ma comunque disponibile a tutti anche in una versione elettronica scaricabile dal sito www.romasedici.it».

Quella cultura francese ispirata da Roma

Quella cultura francese ispirata da Roma
Marco Moussanet
Il Sole 24 Ore, 21 novembre 2005

Lo Stato è anche questo. Decidere, a metà del Seicento, di offrire ad alcuni dei propri migliori, e più promettenti, talenti artistici la possibilità di trascorrere un periodo della loro vita a Roma, culla della cultura classica, con il solo obiettivo di "arricchire" la Nazione. E continuare a farlo oggi. Con lo stesso obiettivo.
Creata da Colbert, il ministro plenipotenziario di Luigi XIV, nel 1666, da oltre 200 anni l'Accademia di Francia a Roma è a Villa Medici, scelta da Napoleone nel 1803. Un luogo strepitoso. Che dal Pincio si affaccia su Trinità dei Monti, Piazza di Spagna e sull'intera città. Un giardino di sette ettari che confina con il parco di Villa Borghese ed è delimitato dal Muro Torto, parte delle stori-che mura aureliane.
Oltre alla villa, alla quale un recente restauro ha restituito il fascino d'un tempo, ci sono 18 abitazioni, quasi tutte dotate di un atelier, di un laboratorio. In queste stanze magicamente silenziose, spesso arricchite di preziosi affreschi, hanno scritto, dipinto, composto musiche personaggi come Derrida e Berlioz, David e Debussy, Deschamps e Fragonard, Gounod e Ingres, Tanguy e Bizet. Ingres è stato anche direttore, di Villa Medici. Così come, per ben 17 anni, Balthasar Kossowski de Rola, più conosciuto come Balthus.
Il penultimo direttore è stato Bruno Racine, ora presidente del Centre Pompidou. Sostituito da Richard Peduzzi, 62 anni, fascinoso scenografo dalle lontane origini italiane. «La Villa — racconta — continua a svolgere il compito che è stato affidato all'Accademia fin dalla sua origine: permettere agli artisti di crescere, di affinare il loro talento immergendoli nel crogiolo della storia, tenendoli nel cuore e insieme a distanza dal tumulto, dallo scompiglio del presente. Per la Francia è un modo per alimentare il suo prestigio».
Inizialmente riservato a pittori e scultori, rigorosamente maschi, l'ambito soggiorno a Villa Medici è stato via via esteso ad artisti di altre discipline. E, dal 1913, alle donne. Dopo i compositori e gli architetti è venuto il turno degli storici dell'arte e degli scrittori, dei restauratori e dei fotografi, degli sceneggiatori e degli scenografi, fino al recente affacciarsi dei rappresentanti del mondo del design e delle "arti culinarie".
I candidati non devono essere studenti, ma «persone già impegnate nella vita professionale, che cercano a Roma un'esperienza per perfezionare la loro formazione». Devono essere francesi o (innovazione abbastanza recente) francofoni tra i 20 e i 35 anni. La durata del soggiorno può variare dai sei mesi a due anni, ma quasi tutti si fermano almeno un anno e mezzo. «Mi sembra la durata minima indispensabile — dice Peduzzi — per poter digerire l'impatto con Roma».
Una volta all'anno gli aspiranti "borsisti" (in media circa 300) presentano richiesta e progetto al ministero della Cultura. Una commissione presieduta dallo stesso Peduzzi ne selezionerà meno di una decina, a seconda delle disponibilità. Borsisti, abbiamo scritto. Già, perché gli artisti prescelti (una volta erano quelli che vincevano il Prix de Rome") oltre a essere ospitati nell'incanto di Villa Medici, ricevono 3.400 euro netti al mese. Che non sono una fortuna, ma insomma, da soli ci si può tranquillamente campare. Anche se non sempre i borsisti di Villa Medici sono soli. Anzi. Dei 18 residenti attuali (con gli scrittori e gli storici a farla da padroni) ben 10 sono al Pincio con la moglie, e sei sono coppie con bambini. Meno numerosi, comunque, dei dipendenti dell'Accademia, una cinquantina. Un tempo gelosa del proprio dorato isolamento, da una quarantina d'anni (grazie alla riforma voluta dall’allora ministro della Cultura Andre Malraux) la comunità di Villa Medici ha cominciato ad aprire Villa Medici ai romani. Tant'è che ormai una porzione importante del budget annuale dell'Accademia (un milione su 5,5) viene destinato a iniziative culturali: mostre, rassegne cinematografiche, incontri. E proprio i borsisti stanno finalmente raccogliendo con entusiasmo l'invito a organizzare delle manifestazioni (magari cercandosi uno sponsor) e a presentare pubblicamente, prima del loro ritorno in Francia, i lavori realizzati durante il soggiorno romano.

Memorie dal sottosuolo, nasce la mappa di Roma

Memorie dal sottosuolo, nasce la mappa di Roma
Claudia Marincola
Messaggero Cronaca di Roma, 23-NOV-2005

Il primo volume di una gigantesca opera che servirà anche alle imprese

Si va dall'elenco degli oggetti rinvenuti durante le giornate di scavo che interessarono l'argine del Tevere nel 1877, alla descrizione delle colonne di granito affiorate in via della Conciliazione quando il piccone demolitore rase al suolo la "spina di Borgo". Centotrenta anni di carotaggi, di rilievi, di ritrovamenti. Un catalogo monumentale tratto dalle schede che hanno accompagnato per anni e anni la trasformazione urbanistica e architettonica della città.
Questo gigantesca e certosina riscrittura delle memorie del sottosuolo è ora la Carta archeologica di Roma, di cui ieri è stato presentato a Palazzo Altemps il primo, voluminoso, tomo, cui se ne aggiungeranno nel tempo altri otto. La colossale opera è stata portata a termine sotto l'impulso della Sovrintendenza archeologica di Roma e grazie al sostegno degli enti locali, Regione. Provincia e Comune di Roma e di numerosi sponsor. Raccoglie e aggiorna centinaia di informazioni frutto di indagini archeologiche, saggi di scavo, sondaggi geognostici. Un paradiso per i nostri Indiana Jones e al tempo stesso anche una bussola preziosa per chi opera nella rete dei sottoservizi.
In realtà fu proprio questa esigenza, nel lontano 1947, a spingere studiosi e tecnici ad avviare insieme un progetto per la realizzazione di una carta archeologica di Roma, sogno che gli studiosi coltivavano già nell'800. Una commissione ad hoc venne istituita presso il ministero della Pubblica istruzione. La città venne divisa in 9 quadranti corrispondenti alle regioni augustee. Per ogni quadrante una tavola grafica. Il primo volume fu pubblicato nel 1961, in seguito ne vennero pubblicati altri due. Nel 1974 il progetto si fermò.
«La pubblicazione in sei volumi del Lexicon Topographicum Urbis Romae, che raccoglie i dati letterali ed epigrafici della topografia di Roma- scrive nell'introduzione Adriano La Regina, ex sovrintendente e attuale presidente di Zetèma -ha reso più evidente la necessità di disporre di una planimetria di tutte le presenze archeologiche evidenziate nel territorio della città, anche quelle, e sono indubbiamente le maggiori, non citate dalle fonti letterarie».
La Carta - illustrata ieri da Filippo Coarelli, presente Adriano La Regina e Angelo Bottini, sovrintendente archeologico di Roma - nasce come Supplementum. Le edizioni Quasar hanno infatti ripreso l'opera da dove l'aveva lasciata affidando la cura del I volume a Maria Antonietta Tornei, della Soprintendenza archeologica e Paolo Liverani, il massimo esperto forse di "topografia vaticana".
I due curatori hanno potuto consultare nuove fonti archivistiche e nuove schede. In particolare il Fondo Vittoriano e i Giornali di scavo redatti nell'arco di tempo che va dal 1873 al 1935. Parte della documentazione è stata attinta ricorrendo ai Codici Lanciani, custoditi presso la Biblioteca apostolica vaticana e all'intero archivio di Guglielmo Gatti. Ogni volume è accompagnato da una cartina archeologica. A progetto realizzato, fa notare l'editore, Roma disporrà di una mappa archeologica di circa 61 metri quadrati.

mercoledì 23 dicembre 2009

"Colosseo aperto il giorno di Natale"

"Colosseo aperto il giorno di Natale"
MERCOLEDÌ, 23 DICEMBRE 2009 LA REPUBBLICA - Roma

«Quest´anno il Colosseo sarà eccezionalmente aperto al pubblico anche il giorno di Natale, dalle 8,30 alle 14: cosa questa che non avveniva da oltre 25 anni». Lo ha annunciato il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro. «Sarà anche possibile per i visitatori - ha aggiunto Giro - effettuare la salita al Belvedere Valadier, collocato nel terzo ordine di arcate, e prendere parte ad una visita guidata condotta dal direttore del museo, Rossella Rea».

sabato 12 dicembre 2009

venerdì 4 dicembre 2009

Io da un quadro di Nicia - Pittura murale sulla casa di Livia sul Palatino

Io da un quadro di Nicia - Pittura murale sulla casa di Livia sul Palatino