mercoledì 1 giugno 2011

Le ruspe contro l'antica via Flaminia

Le ruspe contro l'antica via Flaminia
Ester Palma
Corriere della Sera - Roma 8/5/2011

Il tracciato è ancora intatto. Si muove un comitato. «Ha bellezze paragonabili a quelle dell'Appia»
A rischio anche il mausoleo del Gladiatore. Dovrebbero sorgere villette

Un tesoro archeologico, compreso il mausoleo detto del Gladiatore rischia di sparire sotto le ruspe per fare posto a una schiera di palazzine. In via Vitorchiano, nel XX Municipio, è venuta alla luce l'antica Flaminia, con il tracciato praticamente integro. Ma quel terreno era stato promesso per costruire case. Ora, per fare un parco archeologico secondo solo a quello dell'Appia antica — come dice l'archeologa Daniela Rossi — si sta muovendo un comitato che ha rivolto un appello al sindaco Alemanno.

Rischia di essere cancellato dalle ruspe, di finire sotto tre anonime palazzine l'antichissimo tracciato della via Flaminia, con il suo contorno di tombe e monumenti: quelli già venuti alla luce sono bellissimi e imponenti, ma molto, moltissimo altro c'è sotto terra, peraltro ad appena sette metri di profondità. Solo in Italia può succedere che un'area che potrebbe diventare un parco archeologico meraviglioso e ricco di attrattive per il turismo rischi di essere sepolta e dimenticata. La vicenda di via Vitorchiano, nel XX Municipio, inizia nel 2008. Quando la Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Roma inizia i sondaggi per un intervento di ristrutturazione urbanistica, all'altezza del km 8,500 della Flaminia. C'è un'area industriale abbandonata, che il gruppo proprietario del lotto pensa di trasformare in palazzine per abitazioni. L'ipotesi degli archeologi di poter trovare la strada romana si rivela fondata: il tracciato è in condizioni di straordinaria integrità, largo 4 metri e con ai lati ancora praticamente intatta la striscia originaria realizzata utilizzando anche antichissime stele funerarie trovate quasi certamente sul posto e riconducibili a un cimitero preesistente e aperto dopo la battaglia di Ponte Milvio. Di tombe, monumentali e imponenti, era certamente fiancheggiata la Flaminia: su entrambi i lati della strada ne vengono rinvenuti i resti. Un mausoleo attira l'attenzione degli studiosi di tutto il mondo: quello di Marco Nonio Macrino, proconsole d'Asia sotto l'imperatore Marco Aurelio, nel II secolo dopo Cristo. Un personaggio importante, tanto da essere scambiato per il celebre Gladiatore di hollywoodiana memoria. II sepolcro è in pezzi, ma potrebbe 15 L'altezza del mausoleo di Marco Nonio Macrino, scambiato per quello del Gladiatore essere ricostruito perfettamente: 15 metri di altezza per io di larghezza e i8 di lunghezza, tutto in marmo e con la forma di un tempio. «Per importanza dei ritrovamenti e per le sue immense potenzialità, il sito di via Vitorchiano è secondo soltanto all' Appia antica - commenta Daniela Rossi, l'archeologa che fin dall'inizio coordina i lavori di scavo - Di fronte a quello del proconsole Macrino si intravede un altro mausoleo altrettanto spettacolare, con marmi lavorati. Si tratta di ritrovamenti eccezionali, da 25 o 30 anni a Roma non veniva fuori niente di simile. E chissà cos'altro potremmo trovare proseguendo gli scavi». Anche perché, secondo l'archeologa, il sito è stato miracolosamente preservato dalle spoliazioni che nei secoli si sono susseguite su altre aree antiche: a salvarlo è stata la sua posizione, molto vicina al Tevere e alle sue periodiche inondazioni. «Abbiamo ritrovato i forni da calce medievali, insieme agli strumenti di bronzo degli scalpellini, evidentemente sorpresi dall'ultima alluvione, che ha sepolto il sito fino ai nostri giorni - spiega ancora la Rossi - C'erano anche i resti di una mucca usata per trasportare il materiale». Gli scavi al momento sono fermi, in attesa delle decisioni del Comune. Che già nell'ormai lontano 1991 aveva deciso di creare il parco archeologico della Flaminia, da Ponte Milvio a Malborghetto. II progetto era stato approvato e finanziato, ma non è mai stato realizzato. Ma oggi per salvare dalle ruspe via Vitorchiano e le sue meraviglie sepolte si è formato un vasto movimento d'opinione, che ha già coinvolto il XX Municipio e lo stesso Comune: «C'è una proposta di risoluzione che vogliamo portare in Campidoglio, per estendere a tutta l'area il vincolo archeologico - spiega Marco Periva, locale assessore alla Cultura -. Sarebbe folle rinunciare a un patrimonio simile e a tutte le implicazioni turistiche che ne possono derivare. La Sovrintendenza aveva dato parere positivo alla costruzione di due delle palazzine previste, ma era subordinato agli approfondimenti di indagine. Ci daremo da fare, faremo interrogazioni parlamentari, via Vitorchiano va salvata a tutti i costi». Anche perché il sito acquista un valore ulteriore alla luce dei progetti per le Olimpiadi del 2020: «Sul posto stesso potrebbe essere realizzato un museo a cielo aperto, da raggiungere anche grazie alla pista ciclabile sul Tevere, per unire natura, arte e storia in un percorso unico al mondo», aggiunge Perina. A lanciare un appello al sindaco Alemanno perché preservi il sito e compensi il costruttore con un altro terreno edificabile è anche una battagliera associazione di cittadini e commercianti di Vigna Clara, la Assocommercio Roma Nord: «Non vogliamo rassegnarci all'idea che la vista del mausoleo di Marco Nonio Macrino debba comprendere nel suo orizzonte l'affaccio del balcone del signor Tizio, novello proprietario di metrature con rifiniture di lusso», scrivono nel loro appello al sindaco. E aggiungono, sempre rivolti a Alemanno: «Il suo recente piano strategico di sviluppo di Roma Capitale prevede già una progettualità di sistema finalizzata al recupero e alla valorizzazione dell'immenso patrimonio archeologico, per incrementarne la capacità attrattiva. Quale migliore occasione di applicarlo?». Spiega il presidente del comitato, Giovanna Marchese Bellaroto: «I1 sindaco è anche commissario straordinario e come tale può provvedere in deroga a ogni disposizione vigente per tutelare il patrimonio storico e ambientale. Oltretutto sarebbe bello, proprio per i 150 anni dell'Unità d'Italia, consegnare alle future generazioni un pezzo ancora inedito della storia della Capitale». Si aspettano, con sollecitudine, risposte dal sindaco.

domenica 29 maggio 2011

Le ville tuscolane ci mostrano i tesori e i misteri

Le ville tuscolane ci mostrano i tesori e i misteri
LILIANA GIOBBI
IL SECOLO D’ITALIA – 24 maggio 2011

Dal 27 al 29 maggio a Roma i "Giochi d'acqua e di verde", dedicati alla storia, alla cultura, e anche all'enogastronomia

La magia delle fontane e dei giardini, la monumentalità delle ville del Seicento. Dal 27 al 29 maggio torna "Giochi d'acqua e di verde", l'evento principe di Colline Romane, alla sua XIV edizione. Visite guidate nelle ville tuscolane, musei aperti e mercatini saranno gli ingredienti dei tre giorni di manifestazione dedicata alla storia, alla cultura, ma anche all'enogastronomia. Un tour incentrato sui più importanti attrattori dell'area dalle ville di principi e Papi alle imponenti cattedrali, dai borghi medievali ai musei fino ai laghi e ai parchi naturali. Nel giro: Villa Tuscolana, Villa Falconieri, Villa Grazioli, Villa Mondragone, Villa Aldobrandini e Villa Torlonia. "Giochi d'acqua e di verde" vanta ormai un patrimonio di riconoscimenti di altissimo livello, a partire dalla Presidenza della Repubblica con il patrocinio di numerosi ministeri ed enti, tra cui il ministero degli Affari esteri, quello per i Beni e le attività culturali, l'Enit, la Regione Lazio e la Provincia di Roma Ogni anno richiama in media ventimila visitatori. Nel tour Villa Tuscolana, costruita da monsignor Alessandro Ruffini, vescovo di Melfi, nel 1578. Dopo vari passaggi di proprietà, nel 1773 la villa divenne proprietà della camera apostolica. L'aspetto attuale si deve all'architetto Luigi Vanvitelli, che rinnovò l'edificio su commissione dell'ordine gesuita. Oggi la dimora è un grand hotel immerso nel verde di Frascati che offre oltre ai servizi adeguati anche il profumo del passato e regala, inoltre, un panorama mozzafiato sulla Capitale. Qui soggiornò Luciano Bonaparte. Fu edificata sulle antiche rovine della villa di Cicerone che qui tradusse numerose opere letterarie. Villa Torlonia, in origine un piccolo podere in cui il letterato Annibal Caro si costruì la sua villetta chiamata «caravella» e dove vi tradusse l'Eneide. Incantevole il giardino con lo splendido «teatro delle acque» del Maderno. Villa Grazioli attribuita a Giovanni Fontana (1590), oggi è un elegante Ralais e Chateaux, nel Comune di Grottaferrata. Le sale sono quasi tutte decorate con affreschi seicenteschi e settecenteschi attribuibili a vari pittori come, tra gli altri, Agostino Ciampelli e i fratelli Antonio e Annibale Carracci. Villa Mondragone, a Monte Porzio Catone, la più grande delle dimore storiche tuscolane, dopo vari passaggi di proprietà, nel 1981, fu venduta dai Gesuiti alla università Tor Vergata. Fu a villa Modragone che Papa Gregorio XIII firmò e promulgò, nel 1582, la bolla Inter Gravissimas, che diede avvio al nuovo calendario oggi diffuso in tutto il mondo. Da vedere il mirabile portico dell'architetto detto Vasanzio. Villa Falconieri: la più antica delle ville di Frascati, in origine era chiamata Villa Rufina essendo stata costruita da monsignor Alessandro Rami. Ode un parco costituito da splendidi giardini all'italiana ampliati nel XVII secolo e con un piccolo lago circondato da cipressi costruito, invece, nel XVIII secolo. Al suo interno offre lo splendido scenario del ciclo pittorico con le «allegorie delle quattro stagioni» nelle sale di una delle ali laterali dell' edificio, uno splendido esempio di pittura «accademica» e «scenografico-barocca». Villa Aldobrandini è una delle più note. Sorge su un'altura che affaccia sulla piazza principale di Frascati, e ha una storia plurisecolare. Fu costruita su ordine del cardinale Pietro Aldobrandini, nipote del Papa Clemente VIII, su di un edificio preesistente del 1550 appartenuto a monsignor Alessandro Rufini. All'interno ci sono affreschi di artisti barocchi e manieristi come i fratelli Zuccari, il Cavalier D'Arpino e il Dominichino. Monumentale anche l'ingresso dell'architetto Bizzaccheri del XVIII secolo. Di particolare interesse la "Sala del Parnaso".

mercoledì 5 gennaio 2011

Palazzo Farnese: Roma ritrova la sua meraviglia

Palazzo Farnese: Roma ritrova la sua meraviglia
LAURETTA COLONNELLI
Martedì 14 Dicembre, 2010 CORRIERE DELLA SERA - NAZIONALE

R iapre i propri saloni, il 17 dicembre, quello che tra Settecento e Ottocento veniva incluso dai romani tra le quattro meraviglie della città: Palazzo Farnese, detto il «dado» per la sua forma quadrata. Veniva associato, per fasto e notorietà, al «cembalo di Borghese» , alla «scala di Caetani» a Palazzo Ruspoli e al portone di Carbognani a Palazzo Sciarra Colonna. Così narra Giuseppe Antonio Guattani nel suo libro Roma descritta ed illustrata, edito nel 1805. E su Palazzo Farnese aggiunge: «Colossale, imponente, magnifico, decorato da nobil piazza, e fontane con conche di granito» . Una meraviglia da sempre inaccessibile, tranne che a pontefici, cardinali, re, ambasciatori e artisti che nell’arco di cinque secoli hanno vissuto e si sono incontrati nel suo labirinto di sale e saloni. Fin dal 1513, quando Alessandro Farnese (futuro Paolo III) commissionò ad Antonio da Sangallo il Giovane il progetto che fu in seguito sviluppato da Michelangelo, poi dal Vignola e infine da Guglielmo della Porta, che lo completò nel 1589. Dal 1874 è sede definitiva dell’ambasciata francese, e proprio l’ambasciatore Jean-Marc de la Sablière ha avuto l’idea di aprirlo per la prima volta al pubblico (fino al 27 aprile su prenotazione telefonando allo 06.32.810). Per l’occasione ha fatto rientrare, dopo secoli di allontanamento da Roma, i capol
avori appartenuti alla leggendaria collezione Farnese: circa duecento tra dipinti, statue, objets d’art, gemme, arazzi, libri rari. La mostra, curata da Francesco Buranelli e Roberto Cecchi, si snoda in un percorso già di per sé avvincente, che dal pianterreno invade tutto il piano nobile, con la superba sala dei «Fasti farnesiani» affrescata da Francesco Salviati e Taddeo Zuccari, il camerino dell’Ercole e la celeberrima Galleria dei Carracci, considerata il caposaldo artistico della pittura romana a cavallo tra XVI e XVII secolo. Sono state ricomposte le storiche sale degli Imperatori e dei Filosofi, sono tornati dal museo archeologico di Napoli la famosa statua ellenistica di Atlante e quelle dei Daci prigionieri. Tra gli arredi più importanti si può ammirare lo «studiolo» del Museo di Ècouen, rarissimo mobile rinascimentale appositamente realizzato da maestranze romane per conservare la collezione di monete dei Farnese. Gli arazzi provenienti dal Quirinale e dal castello di Chambord hanno ripreso il loro posto nei saloni del piano nobile per i quali erano stati concepiti. Nella Galleria nord-est è stata riallestita la ricchissima quadreria con opere di Tiziano, El Greco, Annibale Carracci, Sebastiano del Piombo

lunedì 3 gennaio 2011

Accese le luci ai Fori imperiali Presto partiranno le visite notturne

Accese le luci ai Fori imperiali Presto partiranno le visite notturne
VENERDÌ, 31 DICEMBRE 2010 LA REPUBBLICA - Roma

Rifugiati somali, appello a Napolitano "Perché l´Italia è così avara con loro?"

Amministratori e sovrintendenti per la "prima" ieri sera del nuovo sistema di illuminazione del Foro romano. Le luci, 40 proiettori per un totale di nove postazioni, resteranno accese permanentemente da mezz´ora dopo il tramonto alle due di notte. La spesa è stata di 100mila euro. A margine dell´inaugurazione, la sovrintendente Maria Moretti non ha escluso la possibilità di organizzare in tempi rapidi visite notturne nell´area archeologica.
"Alleanza per l´Italia" costituisce i suoi gruppi alla Regione Lazio e al Comune di Roma. Alla Pisana il gruppo verrà guidato da Mario Mei, eletto con 15mila preferenze nelle scorse elezioni. In Campidoglio, invece, cambia la denominazione del gruppo formato da Francesco Rutelli che, d´ora in poi, si chiamerà "Alleanza per l´Italia - Moderati con Rutelli" e avrà come capogruppo Salvatore Vigna. «Alla Regione saremo saldamente all´opposizione - spiega Mei - un´opposizione responsabile».
Luigi Manconi, presidente dell´associazione "A buon diritto", si è rivolto al capo dello Stato, Napolitano. Una lettera aperta al presidente della Repubblica, nella quale Manconi racconta siano stati abbandonati a loro stessi i 150 profughi somali che vivono nell´ex ambasciata di via dei Villini. Un appello affinché l´Italia non sia così avara, come sta facendo con i rifugiati: 1500 solo nella Capitale, 900 in tutta Italia. Persone «che riconosciuti come perseguitati nel proprio paese di origine e meritevoli di tutela».

venerdì 31 dicembre 2010

Corsa contro il tempo per salvare i monumenti

Corsa contro il tempo per salvare i monumenti
Daniela Mecenate
Sole 24 ore Roma 24/11/2010

Dalla Domus Aurea ai Fori: servono 27 milioni per salvare il patrimonio artistico dal degrado
Sono 65 i cantieri aperti per mettere in sicurezza 32 siti romani
27 milioni. Gli investimenti. Le risorse destinate dal commissario agli interventi urgenti -30% I fondi alla Domus Aurea. II taglio agli stanziamenti per il prossimo anno

Gli esperti.
Paolo Marconi (Roma Tre): « Il problema più grave è legato all'acqua che scorre sotto la città»
Adriano La Regina «La politica della valorizzazione adottata va a scapito della conservazione»

Rischio geologico. L'opera di manutenzione che assorbe più risorse è quella sul Foro Romano e sul Palatino

Non solo Pompei. A Roma sono 32 i monumenti malati, per i quali si stanno effettuando in totale 65 interventi d'urgenza con una spesa che si aggira intorno ai 27 milioni Dal Colosseo alla Domus Aurea, dagli acquedotti romani alla Domus Tiberiana sul Palatino, dalla via Appia alle Terme di Caracalla, da Castel Sant'Angelo al tempio di Minerva Medica, passando per l'acquedotto Claudio, la villa di Livia sulla Via Flaminia e la Crypta Balbi a via delle Botteghe oscure. La mappa dei malati gravi della città è nei rapporti e nel piano di investimenti del commissario delegato per le aree archeologiche di Roma e Ostia antica, Roberto Cecchi. C'è il rischio di finire come la casa dei Gladiatori a Pompei? «Non siamo a questo livello - risponde il commissario, chiamato dal Ministro Sandro Bondi nel 2009 -ma è chiaro che la situazione è difficile e non ci permette di escludere i rischi. Quello che bisogna fare, e che stiamo facendo, è prima mettere mano alle emergenze e poi effettuare una serie continua di interventi mirati alla conservazione, per evitare di arrivare al punto critico». Il Colosseo, ad esempio, è guardato a vista . e per la sua manutenzione sono stati stanziati, nel piano di investimenti, circa 2,5 milioni. Eppure è bastato il maltempo dello scorso fine settimana per far scattare la chiusura degli ipogei riaperti, dopo il restauro, a fine ottobre. «Il Colosseo è sotto controllo continuo - conferma il direttore tecnico del monumento, Piero Meogrossi - ma il problema è che sotto si incontrano due falde acquifere, insomma scorre un vero e proprio fiume e il rischio idrogeologico è in agguato. Bisogna poi stare attenti a non alterare l'equilibrio della valle nella quale si trova, perché ogni vibrazione o intervento maldestro dell'uomo potrebbe causare conseguenze gravi». L'opera di manutenzione che assorbe più energie è però quella sull'area del Foro Romano e Palatino dove il rischio geologico è elevatissimo: circa 11 milioni la spesa prevista dal piano degli investimenti, che serviranno per recuperare la Domus Tiberiana (su cui è puntato un rilevatore satellitare 24 ore su 24), le Arcate Severiane, la casa di Augusto e il Tempio di Venere, solo per citarne alcuni. «Il Palatino - spiega Cecchi - è quello che ha richiesto più attenzione di tutti. Ci stiamo lavorando insieme al Cnr e stiamo effettuando rilievi fino a 6o metri di profondità». Ma ad aver riportato le ferite peggiori resta la Domus Aurea: per la villa di Nerone, vittima di infiltrazioni che hanno già provocato un crollo nel marzo scorso, il piano investimenti prevede uno stanziamento di 212mila euro solo per far fronte al crollo. Negli ultimi due anni erano stati stanziati dallo Stato circa 5 milioni di euro (2,3 lo scorso anno), mentre per il 2011 i fondi previsti nel ddl stabilità sono scesi a 1,6 milioni (-30%). «La Domus - spiega un archeologo del cantiere - si trova sottoterra con un parco che la sovrasta:le infiltrazioni e il peso del terreno la mettono a dura prova. Se non si investe per il recupero, è destinata a crollare del tutto entro tempi non lontani». A lanciare l'allarme è anche Paolo Marconi, docente di Restauro dei monumenti all'Università Roma Tre: «Esiste una vera e propria emergenza per modalità con cui sono stati eseguiti i restauri negli ultimi 100 anni, ossia col cemento, che si sbriciola, ed è del tutto inadatto. Ma il problema più grave è legato a un altro elemento: l'acqua che scorre sotto la città mette i monumenti sotto schiaffo». Uno scenario fosco a cui si unisce la voce della Confederazione italiana archeologi: «Ci sono ormai crolli quotidiani - afferma Alessandro Pintucci, coordinatore per il centro Italia - di cui spesso non si parla, ma che fanno capire come il patrimonio abbia urgente bisogno di investimenti per la conservazione. Ad esempio le Mura Aureliane: è il monumento affiorate più grande di Roma perché circonda tutta la città, è alto 12 metri e crolla pezzetto per pezzetto». Ma la colpa non è solo della mancanza di fondi. Ad affermarlo è Adriano La Regina, per 30 anni Sovrintendente per i beni archeologici a Roma (fino al 2008) e oggi presidente dell'Istituto nazionale archeologia e storia dell'arte: «Si è adottata una politica insensata e cinica - denuncia - che va a scapito della conservazione: la politica della "valorizzazione" del monumento, ossia si è investito più sul "marketing" e l'immagine del sito che sulla sua conservazione. Di questo, e non dei crolli in sé, è responsabile il ministro. Un orientamento generale che si sta adottando anche a Roma come a Pompei: non vorrei che poi i risultati si rivelassero gli stessi».

La mappa del dissesto
I principali monumenti tra i 32 siti oggetto di intervento nel piano di investimenti del Commissario delegato per le aree archeologiche. Per ciascuno sono indicate le risorse stanziate (in euro)
1 Foro Romano e Palatino L'area è quella che ha assorbito la maggior quantità di risorse. Trai restauri più importanti quelli delle terrazze della Domus Tiberiana 11 milioni

2 Appia antica Oltre al recupero della strada i lavori comprendono la riqualificazione della tenuta di Santa Maria Nova e della Villa dei Quintili 3,5 milioni

3 Colosseo Al recupero dell'Anfiteatro Flavio saranno destinati i 23 milioni degli sponsor selezionati dal bando del commissario che si è chiuso il 30 ottobre 2,5 milioni

4 Terme di Diocleziano “Da restaurare due aule e la natatio del complesso termale che affaccia su piazza della Repubblica. Una parte delle risorse è per il chiostro Ludovisi 2,4 milioni

5 Tempio di Minerva Medica L'edificio è un ninfeo a pianta decagonale e cupola emisferica che risale al IV secolo d.C. Si trova invia Giolitti a ridosso dei binari delta stazione Termini 1.9 milioni

6 Acquedotto Claudio Prevista la messa insicurezza dell'acquedotto nell'agro romano la cui costruzione è stata completata dall'imperatore Claudio nel 52 d.C. 1 milione

7 Terme di Caracalla Le opere di manutenzione avviate nel complesso termale dell'Aventino riguardano le tabernae, il frigidarium, il mitreo egli ipogei 740mila

8 Villa di Livia in Via Flaminia La residenza di Livia Drusilla, moglie dell'imperatore Augusto. Nella villa si trovano anche un complesso termale e una grande ; cisterna rettangolare 420mila

9 Castel 7 Sant'Angelo In lista anche l'intervento di messa in sicurezza della mole Adriana, originariamente edificata come sepolcro per l'imperatore (123 d.C.) 230mila

10 Domus Aurea Ai fondi previsti dal commissario per il crollo del marzo scorso si aggiungono ai circa 5 milioni stanziati dal governo negli ultimi due anni per la casa di Nerone 212mila

martedì 28 dicembre 2010

Secoli di capolavori d´arte e di storia

Secoli di capolavori d´arte e di storia
FRANCESCA GIULIANI
GIOVEDÌ, 25 NOVEMBRE 2010 la repubblica - Roma

I tesori della celebre residenza nella grande mostra "Dalle collezioni rinascimentali ad ambasciata di Francia"

L´esposizione verrà inaugurata il prossimo 17 dicembre e rimarrà aperta al pubblico fino al 27 aprile 2011

È come una scatola di meraviglie che custodisce integra la storia di una famiglia antica e potente, ambiziosa e amante del bello e della fama. I Farnese, nella loro mirabolante ascesa dalle campagne orvietane al soglio papale, hanno concentrato nel magnifico palazzo che porta il loro nome i segni del prestigio conquistato e distillato il senso della loro fenomenale "dinasty" cinquecentesca. Una mostra, "Palazzo Farnese, Dalle collezioni rinascimentali ad Ambasciata di Francia", ideata dall´ambasciatore di Francia, Jean-Marc de la Sablière e realizzata da Francesco Buranelli con Roberto Cecchi e l´organizzazione di Civita, riporta dal prossimo 17 dicembre e fino al 27 aprile 2011, nei saloni del palazzo centocinquanta opere di quella magnifica collezione che ha dato fasto e lustro alla famiglia negli anni del suo massimo auge. Naturalmente, è il palazzo stesso a far mostra di sé: prima di tutto perché, essendo sede dell´ambasciata di Francia ma anche dell´Ecole française, è normalmente inaccessibile al pubblico, ma soprattutto per il valore di "exemplum" in cui si intrecciano architettura, pittura, scultura, passione per l´antico.
La storia è nota: il primo architetto incaricato della costruzione del palazzo è Antonio da Sangallo il Giovane nel 1514; alla sua morte gli subentra, nel 1546, Michelangelo che ritocca il progetto disegnando il cornicione che si vede ora sulla facciata, aggiungendo il balcone sormontato dallo stemma con i gigli. Dopo la morte di papa Paolo III Farnese sarà il Vignola a prendere in mano la "fabbrica" del palazzo, ultimato sotto la direzione di Giacomo della Porta nel 1589. Un secolo per costruirlo e alcune fra le menti più geniali del Rinacimento per realizzarlo: così il "dado Farnese", come verrà presto ribattezzato per la sua forma austera, diventa cenacolo di artisti, letterati, appassionati d´arte nella Roma di fine Cinquecento, un luogo di grande fascino da ammirare ancora oggi.
Le porte del palazzo si aprono (solo su prenotazione!) ricomponendo le storiche sale degli Imperatori e dei Filosofi, permettendo la promenade sotto le volte affrescate da Taddeo Zuccari e Francesco Salviati per glorificare le origini "romane" della famiglia, esibendo i famosi Daci prigionieri che torneranno ai lati del portone del grande salone grazie ai prestiti del Museo archeologico nazionale di Napoli. Anche lo spettacolare cortile sarà ripopolato "virtualmente" dalle sagome delle statue (inamovibili) dell´Ercole farnese, dell´Ercole latino e del Toro farnese accanto alla statua in porfido di Apollo. Nella galleria nord-est, tornano i disegni preparatori di Annibale Carracci (dal Louvre), le maioliche rinascimentali (dal Castello di Chambord), lo studiolo del museo di Ecouen, gli arazzi (dal Quirinale) e i tanti dipinti, come il ritratto di paolo III di Tiziano, le opere di Sebastiano del Piombo, dei Carracci, di El Greco (da Capodimonte), i busti romani, i ritratti antichi e la preziosa collezione numismatica. Info e prenotazioni al tel. 06-32810 e su www. mostrapalazzofarnese. it o www. civita. it